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Quando andare in Patagonia, e quando no

L’estate ha luce fino alle undici di sera e anche tutti gli altri turisti. L’inverno ha neve, prezzi bassi e metà delle cose chiuse. Cosa conviene sapere prima di scegliere il mese.

Di Equipo VivePatagoniaRedazione del portale

La prima domanda che arriva, sempre, è quando. E la risposta onesta è che dipende da cosa vieni a cercare, perché la Patagonia cilena non ha una stagione buona e una cattiva: ha quattro stagioni che sono quattro luoghi diversi.

Da dicembre a febbraio: tutto aperto, tutti qui

È l’estate australe ed è il periodo in cui la regione funziona a pieno regime. A Punta Arenas c’è luce fino a dopo le undici di sera, e a Puerto Williams il crepuscolo si allunga così tanto che si perde la cognizione dell’ora. Tutti i servizi sono operativi: le navigazioni alla laguna San Rafael e ai ghiacciai Balmaceda e Serrano, la traversata all’isola Magdalena per vedere i pinguini, i rifugi di Torres del Paine.

È anche il periodo in cui è tutto pieno. Gli alloggi di Puerto Natales si prenotano con mesi di anticipo, il traghetto per Porvenir va esaurito e sui sentieri del Paine si fa la fila nei passaggi stretti. Se vieni a gennaio o febbraio, prenota tutto prima di salire sull’aereo.

Un dettaglio che sorprende: estate non vuol dire caldo. Le massime medie di gennaio si aggirano sui 20 °C a Coyhaique e sui 15 °C a Punta Arenas, e qualsiasi giorno può cominciare con quattro gradi. L’antivento va nello zaino anche se le previsioni dicono sole.

Marzo e aprile: il segreto

È, per molte persone che conoscono la regione, il momento migliore. La lenga si tinge di rosso e di giallo e i boschi di Aysén e Magallanes cambiano completamente colore. I servizi continuano a funzionare in buona parte, il vento cala rispetto a gennaio e la quantità di gente si dimezza.

Il prezzo da pagare è che le giornate si accorciano in fretta e che verso la fine di aprile alcune attività cominciano a chiudere. Se viaggi in quella finestra, conferma prima ogni navigazione e ogni rifugio.

Da maggio ad agosto: l’inverno vero

D’inverno la regione diventa un’altra cosa. Coyhaique e Punta Arenas si svegliano sotto zero, nevica e diversi passi di montagna chiudono senza preavviso. Le navigazioni lunghe vengono sospese e molti servizi turistici abbassano la saracinesca fino a ottobre.

Quello che invece c’è: neve per sciare al Fraile, vicino a Coyhaique; cieli limpidi che d’estate sono rari; prezzi degli alloggi dimezzati; e città che funzionano come città e non come destinazioni. Per chi vuole vedere la Patagonia senza il filtro del turismo, l’inverno è il momento giusto.

Le giornate sono corte —a giugno fa giorno dopo le nove e buio prima delle sei— quindi bisogna pianificare con meno ore utili di quanto si creda.

Da settembre a novembre: la primavera

Torna la luce, tornano i servizi e la folla non è ancora tornata. È la stagione delle nascite: i guanachi partoriscono a novembre e i campi del Paine si riempiono di chulengos, i piccoli di guanaco. L’isola Magdalena si può visitare da ottobre, e a novembre la colonia è già in piena stagione di nidificazione.

È anche il periodo in cui il vento soffia più forte. A Magallanes la stagione più ventosa comincia in primavera e dura tutta l’estate, e questo si traduce in traversate in traghetto sospese e sentieri chiusi nel Paine.

Un riassunto che sta in quattro righe

  • Se vuoi che tutto sia aperto: da dicembre a febbraio, prenotando in anticipo.
  • Se vuoi il miglior equilibrio: marzo e aprile.
  • Se vuoi prezzi bassi e silenzio: da maggio ad agosto, accettando che ci sono cose che non potrai fare.
  • Se vuoi la fauna: novembre, quando nascono i piccoli e le colonie sono già insediate.

E un avvertimento che vale per tutti e dodici i mesi: le previsioni in Patagonia ci azzeccano poco. Quello che bisogna portare non cambia secondo il mese, cambia secondo quanti strati entrano in valigia.

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