Di Equipo VivePatagoniaRedazione del portale
A circa sette chilometri e mezzo a nord di Punta Arenas, accanto allo Stretto, un museo privato ha costruito quattro navi a grandezza naturale con le tecniche tradizionali della carpenteria navale. Insieme raccontano quattro momenti della storia di queste acque.
La Nao Victoria
La prima è la replica dell’unica nave della flotta di Ferdinando Magellano che completò il primo giro del mondo. Nel 1520 quella spedizione trovò e attraversò il passaggio che oggi porta il suo nome. Salire a bordo dà un’idea di cosa significasse attraversare gli oceani in uno scafo di legno di quelle dimensioni.
Prima della seconda: Puerto del Hambre
Sessantaquattro anni dopo Magellano, la Spagna cercò di restare. Nel 1584 Pedro Sarmiento de Gamboa fondò due insediamenti sullo Stretto, Nombre de Jesús e Rey Don Felipe, quest’ultimo sulla costa orientale della penisola di Brunswick, con circa trecento coloni. Il luogo era inospitale e la terra non era adatta alle coltivazioni: la maggior parte morì di fame e ci furono ammutinamenti sanguinosi. Nel 1587 passò di lì il corsaro inglese Thomas Cavendish e lo chiamò Port Famine, Puerto del Hambre, il porto della fame: il nome che è rimasto.
Le rovine di Rey Don Felipe, a circa 56 chilometri a sud di Punta Arenas, sono Monumento Storico.
La goletta Ancud
La seconda nave spiega come cominciò la presenza cilena sullo Stretto. Nel 1842 l’intendente di Chiloé, Domingo Espiñeira, ordinò di costruire la goletta Ancud, che salpò nel maggio del 1843 al comando del capitano di fregata Juan Williams, con 18 marinai, il naturalista Bernardo Philippi e due donne a bordo. Il 21 settembre di quell’anno prese possesso dello Stretto a nome del Cile, e il 30 ottobre fu inaugurato il Fuerte Bulnes.
Il forte durò poco: nel 1848, poiché la terra non era adatta alle coltivazioni, la colonia si trasferì a Punta Arenas. Quello che si visita oggi, a sud della città, è una ricostruzione inaugurata nel 1944. Juan Williams, tra l’altro, ha lasciato il suo cognome sulla mappa: Puerto Williams, sull’isola Navarino, porta il suo nome.
Il Beagle
La terza è il brigantino della Marina britannica che, al comando di Robert FitzRoy, portò a bordo un giovane Charles Darwin. Il Beagle passò anni a cartografare le coste australi, e il suo nome è rimasto al canale che separa l’isola grande della Terra del Fuoco dall’isola Navarino. Parte di ciò che Darwin osservò in quel viaggio alimentò, anni dopo, «L’origine delle specie».
Il James Caird
La quarta è la più piccola: la replica della scialuppa di salvataggio dell’Endurance. Nell’aprile del 1916, con la sua nave perduta tra i ghiacci antartici, Ernest Shackleton partì dall’isola Elefante su quella barca aperta con cinque compagni e attraversò oltre 1.300 chilometri di mare fino alla Georgia del Sud per cercare aiuto.
Il salvataggio dei 22 uomini rimasti sull’isola Elefante partì, alla fine, da Punta Arenas: il pattugliatore Yelcho, al comando del pilota Luis Pardo, salpò da qui nell’agosto del 1916 con Shackleton a bordo e li trovò tutti vivi.
Per andarci
- Si trova alla periferia, a circa sette chilometri e mezzo a nord del centro, lungo la costa.
- Orari e biglietti cambiano: conviene verificarli prima di andare.
- Con il Fuerte Bulnes e Puerto del Hambre, a sud della città, si organizza una giornata intera con la storia dello Stretto in ordine.
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