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3 minPuerto Aysén

Puerto Aysén, la città rimasta senza porto

Fu la porta d’ingresso della regione e la sua prima capitale, finché il fiume si riempì di sedimenti e le navi non poterono più entrare. Il ponte, la vecchia Oficina de Tierras e i quindici chilometri fino al fiordo raccontano questa storia.

Di Equipo VivePatagoniaRedazione del portale

Durante i primi decenni della colonizzazione, quasi tutto ciò che arrivava ad Aysén entrava da questo fiume, e dallo stesso fiume usciva ciò che producevano le estancias. Puerto Aysén non fu un paese qualsiasi della regione: fu la sua porta. Percorrerla significa ripercorrere ciò che resta di quella storia e vedere come la città si è riorganizzata quando le navi non poterono più entrare.

Un porto nato risalendo il fiume

Il primo insediamento, Puerto Dunn, si trovava circa otto chilometri a monte. Da lì scese fino alla foce, in un luogo che chiamavano Media Agua, dove la Sociedad Industrial de Aysén, la grande concessione per l’allevamento della zona, finanziò il porto fluviale.

Quando fu creato il Territorio de Aysén, alla fine del 1927, Puerto Aysén ne divenne la capitale, e nel 1928 ottenne il rango di città. Con Luis Marchant, lo stesso carabinero che promosse la fondazione di Coyhaique, furono costruiti i suoi edifici amministrativi.

La Oficina de Tierras

All’angolo tra Esmeralda e O’Higgins, nel complesso della Plaza de Armas, è ancora in piedi un edificio del 1930: la vecchia Oficina de Tierras y Colonización. Da qui, per una cinquantina d’anni, le terre furono assegnate ai coloni. Poche costruzioni spiegano così bene come fu popolata la regione.

La costruì Carlos Stange Klein, un commerciante di legname di Puerto Montt, con pareti a telaio in legno di lenga di venti centimetri e fondamenta che sporgono trenta centimetri dal suolo per isolare dall’umidità: un’architettura pensata per un luogo dove piove quasi tutto l’anno. È Monumento Storico dal 2009 e oggi ha un altro uso, quindi si guarda dalla strada.

Il fiume che si riempì

Verso il 1950 si notava già che il fiume si stava insabbiando. Negli anni Sessanta i sedimenti costrinsero a trasferire il porto nella baia di Chacabuco, a una quindicina di chilometri. Il Consejo de Monumentos Nacionales lo spiega come una conseguenza dell’erosione: la terra che le piogge trascinavano dalle montagne finì nel letto del fiume.

Poi la città perse anche il ruolo di capitale. Con la regionalizzazione del 1974, la capitale della nuova Regione di Aysén fu fissata a Coyhaique. Il Museo Regional de Aysén racconta le due cose come parte dello stesso cambiamento: il fiume insabbiato, il porto che se ne andò a Chacabuco e la capitale che se ne andò nell’interno.

Il ponte

Il Puente Presidente Ibáñez è la cartolina della città e anche un capitolo di questa storia. Fu un’iniziativa di Carlos Ibáñez del Campo; i lavori cominciarono nel 1961, durarono cinque anni e lo inaugurò Eduardo Frei Montalva nel 1966. Con il fiume ormai insabbiato, il ponte collegò Puerto Chacabuco con l’interno della regione.

È un ponte sospeso di 210 metri, con due archi d’acciaio alti 25 metri, e la sua struttura metallica fu progettata e fabbricata in Germania, dall’azienda Krupp Rheinhausen. È Monumento Storico dal 2002. Guardarlo dalla riva, con il fiume sotto e le montagne dietro, è il modo migliore per capire perché la città lo considera il suo emblema.

Dal fiume al fiordo

I quindici chilometri fino a Puerto Chacabuco mostrano il cambiamento completo: l’ampio fiume si apre nel fiordo, le montagne scendono fino all’acqua e compaiono le navi che non potrebbero più entrare nel fiume. Chacabuco è il porto di Aysén e il punto di partenza delle navigazioni verso i fiordi e la laguna San Rafael.

Per visitarla

  • Il centro si gira a piedi. La piazza e la vecchia Oficina de Tierras sono una accanto all’altra.
  • Abbigliamento davvero impermeabile. È una delle zone più piovose del Cile, e nessun mese è secco.
  • Se navighi da Chacabuco, conferma la partenza il giorno stesso: dipende dallo stato del mare.

Rivisto il

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