Di Equipo VivePatagoniaRedazione del portale
Puerto Natales ha fama di luogo di passaggio: l’ultima città prima di Torres del Paine, dove si fa la spesa, si dorme e si parte presto. Vale la pena dedicarle un giorno tutto suo.
Un nome d’addio
Il seno Última Esperanza, il braccio di mare di fronte alla città, deve il suo nome, secondo l’attribuzione più diffusa, a Juan Ladrillero, che nel 1557 cercava dal Pacifico l’ingresso allo Stretto di Magellano. Natales, secondo il comune, viene dal fiume che due coloni tedeschi chiamarono «Natalis» perché lo trovarono un 24 dicembre.
La città è molto più giovane di quei nomi: fu fondata il 31 maggio 1911, su terreni che un decreto del 1906 aveva riservato accanto alla foce del fiume per formare un paese. Prima dei coloni, la zona era territorio kawésqar e aónikenk, e i primi allevatori, come Hermann Eberhard, arrivarono alla fine dell’Ottocento.
Bories: la fabbrica in riva al fiordo
A cinque chilometri a nord del centro c’è il complesso dell’ex Frigorífico Bories, Monumento Storico dal 1996. Apparteneva alla Sociedad Explotadora de Tierra del Fuego e porta il nome di Carlos Bories, governatore di Magallanes tra il 1898 e il 1904. La sua architettura e i suoi macchinari sono dell’Inghilterra post-vittoriana, e arrivò a esportare in Europa più di tremila ovini al giorno; centinaia di operai viaggiavano ogni giorno in treno da Natales per lavorarci.
Non fu solo industria. Nel gennaio del 1919 un conflitto operaio partito da Bories si concluse con dieci morti e una ventina di feriti, e la città lo ricorda con il monumento ai Mártires Obreros, inaugurato nel 2010.
Il lungomare
L’avenida Pedro Montt corre accanto all’acqua ed è la passeggiata più bella della città. Qui si trova il Monumento al Viento, della scultrice Marcela Romagnoli: due figure di bronzo di mezza tonnellata ciascuna, inaugurate nel 2012, che sembrano trascinate dal vento. In città ci sono altre sculture, come un milodonte di bronzo e un monumento a Juan Ladrillero, e di un vecchio molo restano solo i piloni.
Un fiordo pieno di uccelli
Di fronte alla città, l’acqua è molto più che paesaggio. Uno studio di un anno intero nel fiordo e nel canale Señoret ha registrato trenta specie di uccelli acquatici, tra cui il cigno dal collo nero, la coscoroba e il fenicottero cileno, e colonie di cormorano imperiale, cormorano delle rocce e ibis dal collo camoscio in primavera e in estate. In autunno, quando molti uccelli fanno la muta e svernano, il fiordo riunisce una delle maggiori concentrazioni di uccelli della regione.
Nelle giornate limpide, verso nord si vede il monte Balmaceda, di 2.035 metri, con i suoi ghiacciai.
Prima di entrare a Torres del Paine
Per chi prosegue il viaggio, Natales è il posto dove sistemare quello che non si può sistemare dentro il parco:
- L’alloggio nel parco. Conviene avere la prenotazione del campeggio o del rifugio pronta prima di partire, e verificare le regole in vigore, che vengono riviste.
- Attrezzatura per qualsiasi clima. In uno stesso giorno ci possono essere sole, vento e pioggia.
- La regola del fuoco. A Torres del Paine è vietato accendere qualsiasi fuoco, e la Legge 20.653 lo punisce con multe e perfino con il carcere. Si cucina solo con fornelletti autorizzati e nei luoghi attrezzati.
Questa regola ha una storia. Nel 2005 un incendio provocato accidentalmente da un visitatore bruciò oltre 15.000 ettari, e tra dicembre 2011 e febbraio 2012 un altro, iniziato quando un turista diede fuoco a dei rifiuti, devastò oltre 17.000 ettari. La CONAF ha lavorato per anni a ripristinare le aree bruciate, piantando migliaia di lenga.
Rivisto il
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