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3 minPuerto Williams

Voci e territorio yagán

Oltre seimila anni di navigazione nei canali del sud, una lingua che la comunità si impegna a mantenere viva e un museo che ha cambiato nome su sua richiesta. Cosa conviene sapere prima di visitare Puerto Williams, e come farlo con rispetto.

Di Equipo VivePatagoniaRedazione del portale

Molto prima che esistesse Puerto Williams, questi canali avevano nomi e gente che li navigava. Raccontare questa storia senza trasformarla in una scenografia richiede di cominciare dalle basi: il popolo yagán non è un ricordo. Ha una comunità, un’organizzazione propria e una voce per dire come vuole che si parli di lui.

Seimila anni in canoa

Le datazioni più antiche esposte nel museo di Puerto Williams superano i seimila anni: circa 6.495 anni prima del presente a Punta Guerrico, circa 6.120 a Seno Grandi e circa 6.400 sulla costa argentina del Beagle.

La vita era organizzata intorno alla canoa. La famiglia era l’unità politica, sociale ed economica, e viaggiava con tutti i suoi averi a bordo. Le canoe si costruivano in primavera, quando la corteccia è fresca e flessibile. A bordo, gli uomini stavano davanti con arpioni e lance; i bambini al centro, a badare al fuoco; e le donne dietro, a remare. Erano loro a ormeggiare la canoa all’arrivo. A nuotare e a immergersi si imparava fin da piccoli.

Il museo che ha cambiato nome

Per decenni il museo della città si è chiamato Museo Antropológico Martin Gusinde, dal nome del sacerdote ed etnologo che tra il 1918 e il 1924 compì quattro spedizioni in Terra del Fuoco. Su richiesta della Comunidad Indígena Yaghan de Bahía Mejillones, e dopo una ristrutturazione di circa due anni, nel 2024 ha riaperto come Museo Territorial Yagán Usi – Martín González Calderón. Yagán Usi significa «territorio yagán», e Martín González Calderón era un custode della cultura della comunità, esperto della navigazione ancestrale in canoa, che collaborò con il museo e morì nel 2020.

Al primo piano si ripercorrono oltre seimila anni di popolamento, navigazione, caccia e intreccio di cesti. Ci sono 29 oggetti restituiti dal Museo Nacional de Historia Natural e 32 cesti intrecciati da artigiane yagán, tra cui Cristina Calderón Harban e Julia González Calderón. Il secondo piano racconta l’arrivo degli stranieri a partire dal XVI secolo.

Cristina Calderón

Cristina Calderón Harban nacque nel 1928 a Puerto Róbalo, sull’isola Navarino, e morì nel 2022, a 93 anni. Fu l’ultima parlante nativa dello yagán e maestra della cesteria in giunco. Nel 2009 fu riconosciuta come Tesoro Umano Vivente, e nel 2016 pubblicò con la nipote, Cristina Zárraga, «Memorias de mi abuela yagán».

Il fatto che sia stata l’ultima parlante nativa non significa che la lingua se ne sia andata con lei: la comunità lavora alla sua rivitalizzazione. Per questo chiamarla «l’ultima yagán», come si legge a volte, è un errore.

La comunità

Parte della comunità yagán vive a Villa Ukika, all’uscita di Puerto Williams, dove si trasferirono famiglie provenienti da Bahía Mejillones. La Comunidad Indígena Yaghan de Bahía Mejillones ha lì la sua base, e il suo rapporto con quel territorio non è un capitolo chiuso.

Visitare con rispetto

Nel 2021 la comunità ha pubblicato insieme alla Subdirección Nacional de Pueblos Originarios un protocollo di buone pratiche per la tutela del patrimonio culturale indigeno yagán. Il suo principio è semplice: è la comunità a decidere chi accede al suo patrimonio, come, e se può essere usato o condiviso. Vale la pena leggerlo prima di andare.

A partire da lì, un po’ di buon senso:

  • Prima il museo. È il modo migliore per arrivare con il giusto contesto a qualsiasi conversazione.
  • Chiedere prima di fotografare una persona, una casa o un oggetto, e accettare un no.
  • Comprare l’artigianato da chi lo fa, e senza contrattare.
  • Non usare simboli né immagini yagán come decorazione in foto, marchi o souvenir.

Rivisto il

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